…della serie “Nessuno nasce imparato”

Come diceva il grande Totò “nessuno nasce imparato”, cioè nessuno nasce con conoscenze innate che, invece, si acquisiscono grazie agli insegnamenti di qualcuno che ce le ha trasmesse.
Ciao a tutti. Sono Franca o, meglio Franchina e oggi vi voglio raccontare come è iniziata la mia avventura nel gruppo Facebook La Casa del Lievito, che ormai considero come un ambiente familiare.
Sono sempre stata mossa da passione per tutto ciò che riguarda la cucina, in particolare la preparazione di dolci; adoro i dolci, anche se dopo averli mangiati vengo assalita dai sensi di colpa.
La mia storia ha inizio nel non lontano inverno del 2021 quando decido di impegnarmi nella realizzazione del “Re Panettone”, pur non avendo alcuna competenza in merito. In fin dei conti non vedo perché non dovrei riuscire. È un dolce come un altro… ( e questo è il mio primo errore).
Prima azione da compiere: acquistare gli ingredienti necessari.
Fieramente entro nel supermercato e mi trovo davanti “IL REPARTO FARINE”: il girone dantesco in terra.
Un muro di persone che sembra non mangiare da settimane mi blocca la visuale; afferro al volo una farina che dichiara un W400 (che non so cosa voglia dire esattamente ma la ricetta la prevedeva) e fieramente mi avvio alla cassa pensando che non bisognerebbe andare a fare la spesa quando si ha fame perché ho nel carrello un mare di cose inutili.
Arrivo a casa e, ossessiva come sono, preparo tutti gli ingredienti pesati al grammo.
SI COMINCIAAAAAA…
La mia attrezzatura consisteva in una planetaria di plastica che ricordava vagamente quella presente nella cucina attrezzata di Barbie.
Ovviamente impasto più della capienza sopportata dal “piccolo catorcio” (oggetto cagionevole).
Momenti di puro panico hanno accompagnato questa operazione: l’impasto fuoriusciva e solo l’intervento del mio compagno ha scongiurato il peggio perché l’inarrestabile “Playmobil” sembrava volesse decollare.
Ignara di ogni conoscenza penso sia una buona idea aromatizzare l’impasto con una fialetta di “fiori di arancio” che giaceva da tempo immemore nei meandri del mobile. Primo dubbio: “Quanto ne metto?” Q.b è troppo generico. Procedo a sentimento.
Ancora oggi non so come abbia fatto a portare a termine l’impasto.
“PIRLARE”. Cerco il significato di questo strano termine su Google e certa di aver carpito il segreto del Santo Graal inserisco la mia palletta in quei pirottini di carta sottile (quelli che come li guardi si deformano tanto per capirci).
Dopo un tempo, che mi pareva infinito, sforno i miei panettoni. Orgogliosa. Mi sembravano bellissimi.

Panettoni ai Fiori d’arancio
Nell’aria un profumo simile a quando si bruciano i peli sul braccio.
Non rimane altro da fare se non procedere all’assaggio.
Procedo con il taglio: soffici come una ciabatta di spugna e gustosi come l’imbottitura del bracciolo del divano. Un sapore nauseabondo di fiori d’arancio…
…e niente. Ormai ero entrata nel tunnel e comincio a leggere e cercare informazioni che potessero illuminarmi.
Un giorno mi imbatto in un post su Facebook dove svettava (per umiliarmi ancora di più) l’immagine di un meraviglioso panettone. Leggo i commenti e l’autrice del post (di cui purtroppo non ricordo il nome) dichiara essere una ricetta di Fabio Franco del gruppo “La casa del Lievito”.
OLE’… ci siamo. Cerco il gruppo e mi iscrivo. Passo ore a leggere i vari post. Leggo il regolamento perché sono una persona precisa e azzardo qualche timida domanda.
Detto tra noi non capivo un tubo.
Da subito ricevo risposte esaustive. Sentivo di essere capitata nel posto giusto.
Verso il periodo di Pasqua leggo che Fabio Franco terrà un corso in presenza in Toscana.
Nonostante la mia proverbiale pigrizia a muovermi decido di partire e da quel momento tutto è cambiato.
Ho incontrato il nostro Boss; sembrava burbero ma ogni tanto gli sfuggiva una battuta spiritosa. Ho pensato: “Forse non è così orso come sembra”.
Che dire di altro! Tante cose sono cambiate da quel lontano Natale.
Tanto per cominciare, il mio compagno mi ha regalato una planetaria degna del nome e la mia innata curiosità ha fatto il resto.
Tante cose devo ancora imparare. Tante cose Fabio mi dovrà ancora insegnare.
Ritornando all’inizio del “Nessuno nasce imparato” penso che non bisognerebbe mai dimenticare di mostrare gratitudine a chi ci ha aiutato nel nostro cammino; c’è un valore umano che spero non dimenticare mai: la riconoscenza.

I primi panettoni di Fabio Franco seguendo la ricetta nei File del gruppo.
Un caro saluto a tutti e se vi va scrivete nei commenti la vostra prima avventura in questo magico mondo dei lievitati.
Franchina
Questa è esattamente la mia storia, l’avrei potuta scrivere io….soltanto che io ho iniziato un po’ più avanti e probabilmente non arriverò mai a questi livelli…. È vero, nessuno nasce imparato, e non si smette mai di imparare
Cara Monica ritengo, invece, che ti sia molto brava. Grazie per aver condiviso la tua esperienza.
Un abbraccio 😘
Come ti capisco, con la differenza che io ho iniziato nel lontano 2013, c’era un unico gruppo Facebook a cui tutti all’epoca attingevano per avere qualche sorta di informazione. I corsi erano solo ed esclusivamente per professionisti. Le farine tecniche erano materia oscura.
Si applicava l’arte di arrangiarsi con ovvi risultati.
Ma quando la passione ce l’hai nel sangue non demordi.
Ho fatto qualche corso prima di Fabio.
Ma con lui è arrivato il primo corso on line con la gestione del semisolido, finalmente un lievito a me congeniale, e poi il corso in presenza ad ottobre 2022 dove ho affinato la tecnica nell’uso della spirale e un metodo di inserimento ingredienti di una semplicità disarmante che mi ha permesso di controllare e padroneggiare sempre la temperatura di impasto.
Quindi un grazie di cuore a Fabio perché ogni volta che impasto sforno successi
Grazie a te per aver condiviso la tua esperienza.
Un abbraccione
Ciao Franchina! È proprio vero che l’errore più comune che si commette, per portare a termine una grande impresa, è sottovalutarne la difficoltà. Prenderla alla leggera, pensare “vabbè, cosa vuoi che sia… Se l’hanno fatto gli altri, perché non io?”
È la strada maestra per l’insuccesso.
Ci vuole umiltà, per capire che si sta partendo da zero, persino quando si crede di sapere già moltissimo.
Ci vuole pazienza, per ricominciare a imparare e a mettersi in gioco.
E tanta resilienza, per ricominciare da capo ogni volta che il risultato non è come si desiderava, senza scoraggiarsi.
Ma, forse più di ogni altra cosa, senza la quale il sentiero diventa davvero spinoso e arduo, ci vuole un insegnante generoso.
Uno che abbia a cuore che ciò che ti insegna arrivi davvero a segno. Che non elargisca informazioni a metà. Tenendo per sé i trucchi del mestiere. E lo faccia per chiunque.
Questo, a mio avviso, è il tratto distintivo di Fabio Franco quando tiene i suoi corsi. Sia online che in presenza.
Oltre la sua indiscussa professionalità, la sua grande creatività, la simpatia che lo contraddistingue, c’è proprio questo. Un insegnante che non ti lascia mai indietro.
E questo è il motivo per cui anch’io ho scelto lui su mille altri che circolavano in rete, nel lontano credo 2020.
Lo stesso motivo per cui resto qui ancora oggi, con gratitudine: continuare a imparare.
Ciao Franca! 😘
Cara Mary. È proprio così. La generosità di Fabio e la sua capacità a condividere nozioni è unica.
Un abbraccio e grazie per aver condiviso la tua esperienza
Anch’io ne ho fatte di prove,mio marito mi diceva,hai fatto un bel casstiello dolce,poi mi sono iscritta al gruppo ed ho iniziato a capire come dovevo inserire gli ingredienti,quale farina usare,come usare il lievito madre.Poi ci sono tante persone come Franca che mi hanno sempre risposto ai miei dubbi.Non ho fatto ancora corsi ma ho comprato le dispense,e le ricette sono scritte in un modo semplice che tutti possono cimentarsi,e questo è merito del signor Fabio Franco.
Grazie per aver condiviso la tua esperienza.
Io ho cominciato nel relativo lontano 2019 e con la mia kitchenaid pensavo di aver svoltato, niente di più sbagliato, primo esperimento, panettone gocce di cioccolato nei classici pirottini flosci, alla fine era passabile come gusto ma chiamarlo panettone sicuramente no, ho perseverato dapprima acquistando una impastatrice ipbake e poi lo scorso anno ho fatto un corso online con Fabio sulle colombe e con quello c’è stata la svolta nel procedimento da allora i risultati ci sono stati, nel frattempo ho cominciato anche a gestire il lievito madre in forma liquida partendo da una pasta madre solida datami da una “spacciatrice” locale, purtroppo a settembre scorso un ictus mi ha messo momentaneamente ko e sto riprendendomi lentamente, però dopo l’ospedale è la fisioterapia ho continuato ad impastare facendo panettoni e pandori a Natale e le colombe per Pasqua oltre al pane e la pizza
Innanzitutto ti auguro di rimetterti presto. Sono certa che la passione che ci unisce ti darà lo stimolo di continuare ad impastare. Dalle tue pubblicazioni si capisce che sei una persona che non molla. Un abbraccione
Ciao Franca, ho iniziato a curare un lievito donato a settembre per essere pronta a sfornare i miei primi panettoni per Natale, illudendomi che sarebbe stata una passeggiata, non sono mai riuscita ad arrivare al secondo impasto…mi si slegava la maglia glutinica. Ho provato un paio di volte e poi mi sono arresa. Ma guardando i vostri capolavori ho ricominciato a Pasqua, ma anche con le colombe stessa storia.
Seguo il gruppo con ammirazione è con un pò di invidia chiedendomi se anch’io un domani possa avere dei buoni risultati.
Continuerò a provare sperando un giorno di fare un corso con Fabio in presenza.
Intanto cercherò di capire dove sta l’errore, grazie per la vostra compagnia e per le belle cose che fate.
Cara Laura. Non mollare assolutamente. Secondo me il problema è riscontrabile nella mancata incordatura iniziale.
Insieme supereremo questo problema.
Un abbraccio e grazie per aver condiviso la tua esperienza